Enrico Beltrame

di Claudia Marabita

Enrico Beltrame non vuole crescere.

Come sarebbe bello se nella vita esistesse il tasto che permette di annullare l’azione precedente? Per fortuna esiste nei programmi di illustrazione, ed è una delle cose che piacciono un sacco a Enrico Beltrame, insieme all’arte bizantina e ai disegni dei bambini. Questo caleidoscopio di ispirazioni è la fonte della creatività del digital artist, che si definisce una persona incoerente e dice di non voler crescere, ma in realtà ha un codice estetico ben definito, e che ci ha fatti letteralmente impazzire. La grafica dei computer di prima generazione si mescola con le figure dei tarocchi, in una critica acuta, pungente ma spassionata, della società contemporanea.

Il tuo stile lineare e la palette cromatica minimale ricordano la grafica a 8 bit dei primi computer. Hai voluto ispirarti a questo universo?

Beccato! Fin da bambino mi ha sempre colpito il grado di semplificazione – e in un certo senso di astrazione – che la grafica dei vecchi videogiochi era costretta a utilizzare per rappresentare la “realtà”. Sono cresciuto giocando con il Commodore 64 e con Amiga, Nes e GambeBoy. Bei tempi! Poi, una volta diventato “grande” ho scoperto l’arte primitiva, bizatina e pre-giottesca e me ne sono innamorato. In comune alla grafica 8 bit ha la semplificazione, un certo grado di geometrizzazione e la coscienza che il disegno è un linguaggio, una metafora fatta di segni, e non qualcosa che deve ingannare l’occhio con trucchetti come la prospettiva o la volumetria. Non amo l’arte tecnica, “realistica”, quella che fa esclamare: “Sembra vero!” Mi sembra una cosa stupida e inutile, specie dopo la fotografia e il cinema. La realtà è rappresentazione e la rappresentazione è linguaggio. Fortuna che abbiamo avuto il ‘900!

Quali sono, più in generale, le fonti d’ispirazione e gli stimoli creativi più significativi per te?

Sono molti. Dalla letteratura all’arte con la A maiuscola, ma anche il cinema, la musica e ovviamente la grafica. In generale, e senza fare liste infinite, una cosa che mi cattura sempre sono i disegni dei bambini. La totale mancanza di finzione e atteggiamento fa sì che i loro disegni siano da un lato stereotipati ma dall’altro puri, non contaminati da regole e concetti culturali. Si vede che non hanno avuto a che fare con il Rinascimento, beati loro!

The thief of memories, The seller, The pop star… i tuoi personaggi sono rivisitazioni contemporanee dei tarocchi? Com’è nata l’idea di questa serie di illustrazioni?

Non avevo pensato ai tarocchi, ma in effetti il richiamo c’è tutto. Questa serie è una sorta di antologia di figure basiche, in particolare figure negative, della nostra società, a cui in seguito si sono aggiunte anche le figure positive. Capisco che sia un controsenso fare grafica digitale e avercela con i computer, eppure è così. Non sono una persona coerente. Quello che più mi lascia amareggiato è che una dimensione potenzialmente positiva, creativa e libera come Internet, dove ogni utente poteva contribuire a far crescere l’altro, nel giro di un ventennio (proprio un Ventennio!) sia stata trasformata nel parco giochi dei grandi colossi e di chiunque voglia vendere e comprare. Dannato Google! Come trasformare una sorta di paradiso artificiale in un discount. Ahi! (Questo però non ha a che fare con la domanda).

Parlaci un po’ di te. Come ti sei avvicinato all’illustrazione?

Ho sempre disegnato, fin da bambino. Poi ho scoperto la letteratura e per un po’ ho accantonato il disegno. Mi sono laureato in lettere – amo scrivere – ma poi l’impulso di disporre di linguaggio più semplice e immediato mi ha fatto tornare. Mi piace disegnare a mano libera, ma quando ho scoperto i programmi di illustrazione mi ci sono buttato. La cosa bella è che all’inizio (ma anche adesso) non avevo nozioni e quindi li usavo in modo basico, come farebbe un bambino con una matita. Credo che questo aspetto sia rimasto. Il cerchio, il quadrato, il triangolo, sono lettere di un alfabeto con una potenza iconica pazzesca. Questo mi piace. Non voglio crescere! Ridatemi il vasino!

Quali tecniche e strumenti usi?
Uso soprattutto programmi di illustrazione, e li uso come se fossi un principiante. La cosa che mi piace da impazzire è la possibilità di annullare l’azione precedente! Un tasto così ci vorrebbe sempre, anche nella vita!

Hai una playlist preferita quando disegni?

Altroché! Se scrivi non è il massimo ascoltare musica, le parole hanno un suono e un ritmo, che bisogna ascoltare e provare. Con il disegno invece può essere molto interessante lasciarsi prendere (lo so che non si fa, ma quando disegno e ascolto musica fischietto come se non ci fosse un domani – e tutti mi odiano). Così su due piedi direi: Radiohead, Royksopp, Miles Davis, Keith Jarrett, Erik Truffaz, Giusto Pio, Baustelle, Battiato, Verdena – sono innamorato di Lana Del Rey (ciao Lana, smettila di mangiare!) – e altri molto più bravi che adesso non ricordo.