Johan Deckmann

di Claudia Marabita

Johan Deckmann crea le copertine dei libri che avremmo sempre desiderato leggere.

Tutti noi siamo affascinati dai libri di self-help: vagando fra gli scaffali delle librerie, siamo sempre tentati di prenderne qualcuno, perché ci piace credere che la soluzione ai problemi della nostra esistenza si celi fra le loro pagine. Ma ci hanno sempre detto che è sbagliato giudicare un libro dalla sua copertina. E, in fondo, la soluzione che cerchiamo potrebbe non nascondersi nel contenuto ma essere palese già nel titolo: basta guardare le cose da un’altra prospettiva. E con un certo sense of humor.
Johan Deckmann è un artista e psicanalista di Copenhagen che ridipinge le copertine di vecchi libri e le trasforma nei manuali di auto-aiuto dei nostri sogni: non serve leggerli per trovare delle risposte, basta osservarli. Dentro le gallerie d’arte, o sul suo profilo Instagram.

Le tue copertine ironiche di libri di auto-aiuto sono diventate molto popolari su internet. Cosa ti ha ispirato a crearle?

Le mie opere rappresentano la mia interpretazione del comportamento umano sulla base di osservazioni personali e fantasie. Il libro è sempre stato un supporto in grado di educare, orientare ed elevare la nostra mente, stimolare la nostra immaginazione fin dall’infanzia. Il libro non è come Internet: le parole sono modificate e stampate e perciò hanno maggiore autorità. Le mie opere sono un ibrido tra poesia, pittura e terapia.

Oltre ad essere un artista, sei anche uno psicaoterapeuta. E’ facile immaginare che il tuo lavoro abbia influenzato la tua arte. E’ così? Se sì, in che modo?

Il metodo psicologico che applico maggiormente, la Gestalt Therapy, è una forma di psicoterapia esistenziale e sperimentale che accentua la responsabilità personale. Proprio come in questa pratica, nelle mie opere cerco di stimolare nell’osservatore la capacità di autoregolarsi, di prendere coscienza di sé. A volte solo per fargli vedere nella propria testa immagini o situazioni che non aveva mai visto prima.

Nella tua biografia, ti definisci “profondamente affascinato dalla bellezza e dall’ironia dell’esistenza”. Cosa intendi dire?

Non è forse strana la vita? Ma allo stesso tempo è incredibilmente bella e affascinante. Noi siamo l’esatto opposto del nulla. Navighiamo nello stesso mare tutti insieme, alcuni più fortunati, altri meno. Le persone si amano a vicenda, o si uccidono a vicenda; a volte si sentono speciali, altre inutili. Siamo in grado di creare opere d’arte e di generare altri esseri umani proprio come noi. La vita sulla terra è qualcosa di estremamente fragile, ma è anche il più grande capolavoro che sia mai stato realizzato.

Credi che l’ironia sia uno strumento necessario per condurre una vita felice?

Considerata la condizione dell’esistenza umana, penso che il senso dell’umorismo sia un eccellente compagno. Credo che la gratitudine, l’apprezzamento per essere qui, chiunque noi siamo, sia la chiave principale per un’esistenza felice.

Fare arte visiva servendosi delle parole: per molti potrebbe suonare come una contraddizione. Perché hai scelto di combinare due opposti come mezzi d’espressione?

Penso che l’arte debba trasportarci. Non in un senso prestabilito, ma nella direzione che in un modo o nell’altro può arricchirci. L’arte è la proiezione della dimensione interiore ed emotiva dell’artista. Il mio obiettivo è arricchire l’osservatore con maggiore consapevolezza, umorismo, e un nuovo punto di vista sull’arte. Credo fermamente nella bellezza e nella forza delle parole nell’arte; quando le persone si avvicinano alle mie opere, diventano esse stesse degli artisti.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando per trasformare la mia espressione artistica attraverso diversi generi e materiali. Specialmente, sono impaziente di tornare a dipingere quadri, la mia principale forma di espressione.